Il prof. Marchesini acconsente la pubblicazione del suo articolo e ringrazia la Calisthenics For Dogs per la gentile attenzione rivolta.

Da ricordare. Se interpreto il comportamento secondo un modello cognitivo considero l’espressione del soggetto o l’apprendimento come un processo che avviene in un certo modo. Per cui se vedo qualcuno che lavora con il clicker training, con il premio alimentare o attraverso un esercizio addestrativo io interpreto il fenomeno secondo un modello elaborativo mentre magari chi ha un modello associativo lo interpreta in un modo differente. È chiaro che avere una visione cognitiva significa interpretare l’apprendimento secondo una pluralità di leggi di apprendimento che consente una pluralità didattica. Si veda la legge dell’esercizio, la legge della composizione, la legge dell’assimilazione oltre alla comunque accettata legge dell’effetto. La differenza è nella didattica, la quale è sempre e solo didattica senza etichette di sorta. Fate attenzione a come uno la svolge, perché spesso un insegnante che magari non si professa cognitivo applica le leggi dell’apprendimento con maggior rispetto dei canoni elaborativi rispetto a un altro che fa un gran parlare di mente ma poi lavora basandosi sugli automatismi. Sembra difficile ma non lo è. Se io vedo un training gentile o una pratica addestrativa io comunque la vedo come un processo che si svolge in modo cognitivo. Se peraltro conosco molte leggi di apprendimento posso lavorare con una maggiore consapevolezza degli strumenti e con più piano didattici. In pratica conoscere bene il modello elaborativo ti consente di avere più strumenti didattici o maggior consapevolezza di questi. Ma attenzione: uno può averli anche in modo intuitivo e pensare di lavorare secondo un modello associativo. Il mio lavoro formativo è prima di tutto quello di far conoscere bene come funziona la mente di una certa specie, secondo l’unione dell’etologia e delle scienze cognitive, e insegnare quella decina delle più importanti leggi dell’apprendimento. Questa è la differenza. Se io penso che un cane è un’entità cognitiva lo è sempre in tutte le situazioni in cui si esprime o apprende.

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